Il più grande roller coaster del mondo

Siete tra quelli che adorano il roller coaster, tanto da aspettare anche mezz’ora in più pur di sedersi in prima fila? Oppure fate parte della categoria “per carità, mai nella vita”?

Oggi parleremo dei cicli dei mercati azionari. Più precisamente, dei loro rendimenti nel tempo. Assumeremo di aver investito sul principale mercato al mondo, nell’indice più rappresentativo, lo Standard & Poor’s 500. Non è nemmeno un’ipotesi così estrema, considerando che oggi gli Stati Uniti rappresentano circa il 72,5% dell’MSCI World Index.
Alcuni grafici ci mostreranno quale sarebbe stato il rendimento annualizzato reale (quindi al netto dell’inflazione e con i dividendi reinvestiti) investendo nello S&P 500 5, 10, 15 o 20 anni prima.

Sì, lo so, avete visto i rendimenti passati mille volte in tutte le salse. Ma allora, perché dovrebbe interessarci il dato? Perché questa modalità rappresentativa “roller coaster” dei rendimenti passati dei mercati azionari ci permette di provare, comodamente dal divano di casa, la stessa sensazione di una montagna russa: accelerazioni, discese improvvise e quel classico vuoto allo stomaco.

Lo spunto mi è arrivato osservando quei mille post in cui si evidenzia con un grafico che negli ultimi 100 anni il mercato è sempre salito. E mi sono chiesto: ma allora com’è possibile che, dopo trent’anni di investimenti, la mia esperienza non sia stata affatto così lineare?

L’esperienza personale non è la media del rendimento

Già, è proprio questo il punto. La mia esperienza d’investimento è unica perché coincide con la finestra temporale della mia vita: io non vedo “il mercato in generale”, vedo solo il pezzo di mercato che ho attraversato. E questo vale per tutti: ciascuno interpreta i mercati attraverso l’unica sequenza di rendimenti che ha vissuto, non attraverso tutte quelle possibili. Il grafico qui sotto, ci aiuta  a capire cosa sto dicendo, o almeno lo spero

Dati del grafico forniti da Advisor Perspectives. Le serie storiche e le elaborazioni sono di loro proprietà e sono qui riportate solo per finalità informative.
Dati del grafico forniti da Advisor Perspectives. Le serie storiche e le elaborazioni sono di loro proprietà e sono qui riportate solo per finalità informative.

Mette in relazione la crescita nel lungo termine dell’Indice S&P500 (in violetto) dal 1870 ad oggi con i rendimenti ottenuti in 5 anni da un ipotetico investitore (in verdino). A prima vista, il grafico dell’indice in violetto sembra crescere in maniera quasi lineare nel tempo. Quasi tutto semplice. Ma basta spostare lo sguardo sulla linea verde per capire che la storia cambia completamente. Il rendimento del nostro investitore con orizzonte temporale di 5 anni non è lineare nel tempo.

L’andamento del grafico in verdino ricorda i binari di una montagna russa: salite, discese e cicli continui. Su quel percorso si colloca il rendimento dei 5 anni del nostro investitore, che può trovarsi davanti a esiti elettrizzanti (+33,35% annuo) oppure angoscianti (–13,22% annuo).

Ogni punto del grafico verdino rappresenta il rendimento ottenuto investendo cinque anni prima. Anche con una media annua rolling a 5 anni intorno al 10–11%, calcolata dal 2000, la dispersione dei risultati resta elevata: alcuni investitori escono dopo cinque anni con un rendimento annuo negativo, altri con valori molto superiori al 10%, mentre la maggioranza si colloca attorno alla media.

Sono certo che a questo punto sarete curiosi di vedere il roller coaster dei rendimenti per orizzonte d’investimento di 10 anni. Eccoli
Dati del grafico forniti da Advisor Perspectives. Le serie storiche e le elaborazioni sono di loro proprietà e sono qui riportate solo per finalità informative.
Dati del grafico forniti da Advisor Perspectives. Le serie storiche e le elaborazioni sono di loro proprietà e sono qui riportate solo per finalità informative.

Il risultato non cambia. Sia con un holding period di 5 anni che di 10 anni, la dispersione dei rendimenti resta molto ampia: c’è chi ha ottenuto +19,97% annuo e chi –5,93% annuo. Questo accade perché, anche su orizzonti medio-lunghi, i mercati attraversano fasi molto diverse tra loro: il punto di ingresso determina una parte significativa dell’esperienza dell’investitore, generando esiti che possono divergere in modo marcato dalla media.

A questo punto — mi chiederete voi — come si evita di finire proprio nella finestra temporale in cui il rendimento reale risulta negativo?

Rispondo con le parole di Nick Maggiulli: «Just Keep Buying». Maggiulli è un analista finanziario e autore statunitense, noto per il suo approccio basato sui dati e sulle statistiche. Nel suo libro sostiene che la strategia più efficace per ridurre la dipendenza dal timing è acquistare il mercato in modo sistematico e graduale tramite il Dollar Cost Averaging (DCA), ciò che in Italia chiamiamo PAC, piani di accumulo del capitale.

L’altra possibilità, una volta definito il proprio profilo rischio/rendimento, è modulare l’asset allocation: aumentare o ridurre le diverse componenti in base alla fase del ciclo economico, “tiltare” alcuni segmenti fattoriali per provare a intercettare valore inespresso e potenziale extra rendimento.

E qui arriva il punto interessante: queste due strategie — comprare sistematicamente e modulare l’esposizione — sembrano alternative, ma in realtà si completano.
E proprio per questo meritano un approfondimento dedicato che affronteremo nei prossimi articoli.

 

2 replies on “Il più grande roller coaster del mondo”

  • Gino Amadei
    6 Luglio 2026 at 7:13 pm

    Complimenti per le analisi sempre puntuali ed utili per capire il senso dell’investimento. Aspetto con interesse i prossimi approfondimenti.
    Gino

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