Individuare la giusta quota di azioni è certamente la parte più importante nella costruzione di un portafoglio
Perché è da quella quota scelta che dipenderà, molto probabilmente, il risultato finale di un buon investimento.
Infatti se non avrò la quota azionaria adatta a me, non riuscirò ad essere disciplinato e al primo mercato orso abbandonerò il piano. Ciò accade perché i ribassi possono essere rapidi e profondi, mentre la crescita richiede spesso pazienza. Del resto non a caso si dice “si sale con le scale e si scende con l’ascensore”. Il problema è dunque resistere nella fase ribassista, quando tutto sembra far pensare di aver fatto la scelta sbagliata. E purtroppo solo vivendola capiremo davvero qual è la nostra tolleranza al rischio.
Il rendimento non può essere l’unico criterio
Partiamo da William Bernstein, autore di riferimento nell’ambito dell’asset allocation e della costruzione di portafoglio. Nel suo lavoro The Intelligent Asset Allocator, Bernstein sostiene che la decisione più importante per un investitore non sia la scelta dei singoli strumenti, ma la corretta ripartizione tra azioni, obbligazioni e altre asset class. Prima di ragionare sui rendimenti attesi, è necessario definire quale livello di rischio siamo realmente in grado di sostenere. Solo successivamente si può determinare la quota azionaria più adatta al proprio profilo.
Desiderare un rendimento del 10% annuo perché in passato il mercato azionario globale ha offerto rendimenti simili non significa che un portafoglio interamente azionario sia automaticamente adatto a noi, né tantomeno che quel risultato possa essere garantito in futuro.
Può sembrare strano, ma la domanda da cui partire è un’altra: quanta perdita siamo realmente disposti a sopportare senza vendere? Le oscillazioni fanno parte del mercato azionario, come il freddo dell’inverno e il caldo dell’estate. Saperlo, però, non significa riuscire a sopportarle. Nei periodi tranquilli è facile dichiararsi disponibili a correre rischi. Il vero test arriva quando il valore dei nostri risparmi scende. È allora che scopriamo se il peso delle azioni era giusto. E, se non lo era, rischiamo di pagare il conto.
Partire dalla perdita tollerabile
Una regola pratica, comunemente associata a Bernstein, consiste nel moltiplicare la perdita di portafoglio che pensiamo di poter tollerare per un fattore compreso tra 2 e 2,5. Qui utilizziamo 2,5 ovvero il valore che porta alla quota azionaria più elevata tra i due:
Quota azionaria indicativa (%) = perdita tollerabile (%) × 2,5
Per esempio, se pensiamo di poter sopportare una perdita del 20% sull’intero portafoglio, otteniamo una quota azionaria indicativa del 50%.
Perdita tollerabile sul portafoglio |
Quota azionaria indicativa |
|---|---|
| 10% | 25% |
| 15% | 37,5% |
| 20% | 50% |
| 25% | 62,5% |
| 30% | 75% |
| 35% | 87,5% |
| 40% | 100% |
Attenzione, però: la perdita tollerabile non diventa una perdita massima garantita.
Il fattore 2,5 equivale, in un esempio semplificato, a ipotizzare un ribasso azionario del 40% e una componente restante stabile. Con il 50% di azioni, il portafoglio perderebbe così il 20%. Nella realtà le azioni possono scendere di più e anche gli altri investimenti possono perdere valore. La tabella serve quindi a iniziare il ragionamento, non a stabilire un confine che il mercato non possa superare.
E quando scegliamo la perdita tollerabile, proviamo a tradurla in euro: su un portafoglio di 200.000 euro, un −20% significa vedere il valore scendere a 160.000 euro. Saremmo ancora disposti a mantenere il piano?
Il fattore orizzonte temporale
La nostra disponibilità a sopportare una perdita è solo un aspetto della questione. L’altro riguarda il tempo: quando avremo bisogno di utilizzare quei soldi? Possiamo sentirci tranquilli davanti a un ribasso importante, ma se il capitale ci serve a breve potremmo essere costretti a vendere senza poter aspettare un eventuale recupero. Per affiancare il tempo alla tolleranza al rischio possiamo utilizzare una seconda scorciatoia, proposta da Bernstein in “The intelligent asset allocator” e rivisitata da Riccardo Spada di The Bull in modalità prudenziale: moltiplicare gli anni disponibili per 7.
Quota azionaria indicativa (%) = anni disponibili × 7
In questo modo, 5 anni corrisponderebbero a circa il 35% di azioni in portafoglio, mentre 10 anni al 70%. Anche questa è una regola empirica. Il tempo disponibile non garantisce un recupero delle perdite e la formula non basta, da sola, a rendere adatto un investimento azionario a un obiettivo con una scadenza precisa.
Mettere insieme perdita e tempo
Il principio è dunque questo: la quota azionaria deve essere compatibile sia con la perdita che possiamo sopportare sia con il tempo per cui possiamo lasciare investito il capitale. Utilizzando queste due regole, scegliamo quindi il valore più basso, senza superare il 100%:
Quota azionaria indicativa (%) = minimo tra (2,5 × L), (7 × T) e 100
Dove L è la perdita tollerabile in percentuale, inserita come numero — per il 20% scriviamo 20 — e T è l’orizzonte temporale in anni.
Vediamo due esempi:
Perdita tollerabile |
Orizzonte |
2,5 x Perdita tollerabile (L) |
7 x tempo |
Scelgo la quota più bassa |
|---|---|---|---|---|
| 20% | 5 anni | 50% | 35% | 35% |
| 20% | 10 anni | 50% | 70% | 50% |
Nel primo caso è il tempo a limitare la quota azionaria. Nel secondo abbiamo più tempo, ma la nostra tolleranza alla perdita suggerisce di fermarci al 50%.
La misura esatta?
Quanto rischio siamo disposti a sopportare e quanto rischio possiamo economicamente permetterci sono due cose diverse. Una persona può sentirsi tranquilla davanti a un −30%, ma avere bisogno di quei soldi tra due anni. Un’altra può avere un orizzonte molto lungo, ma perdere il sonno già davanti a un −10%. Queste formule sono un punto di partenza. La scelta finale deve tenere conto anche della stabilità del reddito, delle riserve di liquidità, degli impegni futuri e di come è investito il resto del patrimonio. Il lavoro del consulente è proprio questo: trasformare numeri e risposte in un portafoglio che la persona possa sostenere, economicamente ed emotivamente.
Perché la quota azionaria giusta è quella che ci permette di perseguire i nostri obiettivi e di restare fedeli al piano anche quando arriva l’ascensore.