Donare non è mai stato più conveniente

Ricordate il mio articolo del 2019 intitolato “Morire in un paradiso fiscale”? Oggi, a ragione, potremmo aggiungere anche: donare non è mai stato così facile”.

La decisione tra donare in vita o lasciare l’intero patrimonio alla successione è una scelta cruciale per chi desidera gestire con consapevolezza i propri beni e pianificare al meglio il futuro familiare. Alla luce delle ultime modifiche normative, le donazioni in vita risultano in molti casi fiscalmente più vantaggiose rispetto alla sola successione, rendendole uno strumento centrale nella pianificazione patrimoniale.
Sappiamo quanto sia importante, per ciascuno di noi, lasciare un buon ricordo. E, per quanto possa sembrare cinico dirlo, nulla renderà più serene le persone a noi care e i nostri eredi quanto una preventiva e corretta pianificazione successoria. Allo stesso modo, anche noi proveremo una sensazione di appagamento sapendo di aver sistemato tutto nel migliore dei modi, creando quell’armonia che forse abbiamo sempre cercato e che può prevenire conflitti, rafforzando al tempo stesso i legami tra i discendenti.
Nessuna scusa, quindi, per chi desidera pianificare con attenzione prima della propria dipartita.

Testamento e donazione: la differenza fondamentale

È noto che i due atti giuridici per trasferire beni a terzi a titolo gratuito sono:

  • il testamento
  • la donazione

La principale differenza è semplice: la donazione è immediata, il testamento produce effetti post mortem. Questa differenza temporale, come vedremo, non è di poco conto. Può fare la differenza tra la certezza dei costi fiscali oggi e l’incertezza futura che ricade sugli eredi.

Il contesto fiscale è oggi favorevole, domani?

Sappiamo che lo Stato italiano, al momento, è piuttosto benevolo nei confronti degli eredi. L’imposta di successione e donazione, per franchigie e aliquote, risulta tra le più basse nei Paesi della zona euro. Da anni, però, è in discussione la possibilità di modificare aliquote e franchigie, con l’obiettivo di aumentare il gettito fiscale da circa 1 miliardo a 6 miliardi, in linea con quanto incassano Francia, Germania e Spagna.
Forse è solo una paura irrazionale. Oppure è una conclusione logica se si osserva il fabbisogno annuo necessario a mantenere ciò che resta del nostro welfare state: pensioni, sanità, assistenza sociale. In un contesto di crescita strutturalmente debole, è ragionevole pensare che lo Stato continuerà ad avere bisogno di risorse, e che un intervento sulla fiscalità successoria non sia affatto inimmaginabile.

Quali effetti potrebbe avere sui nostri figli?

Un aumento significativo dei costi fiscali potrebbe rendere più difficile il trasferimento di beni immobili e mobiliari e costringere gli eredi a vendere parte del patrimonio per pagare le imposte. Ce la sentiamo di correre questo rischio? Se guardiamo alla tipica avversione al rischio dell’investitore italiano, la risposta probabilmente è no.
Ma quindi, perché spesso non si pianifica? I fattori dell’inazione sono:

  • la volontà di esorcizzare il pensiero della fine
  • il non sapere cosa fare
  • la scarsa conoscenza degli effetti fiscali
  • la fiducia nella legittima

Quest’ultimo punto è particolarmente interessante: quando non agiamo, rinunciamo di fatto a esercitare la nostra volontà su come ripartire i beni, lasciando che sia la legge a decidere per noi. Pensiamo davvero che sia la scelta migliore?

Perché oggi la donazione è ancora più interessante

Prima di tutto, è importante acquisire consapevolezza e approfittare dell’attuale quadro normativo, anche alla luce di due recenti provvedimenti:

  • D.Lgs. 139 del 2024, che ha sancito l’abrogazione definitiva del coacervo nelle successioni
  • Legge 182 del 2025 nota come Legge Semplificazioni, pensata per sbloccare il mercato immobiliare e rendere la donazione di immobili più semplice

Il primo intervento stabilisce che il valore delle donazioni fatte in vita non verrà più conteggiato in sede successoria né ai fini delle aliquote né delle franchigie. Questo significa che, all’apertura della successione, gli eredi potranno fruire integralmente delle franchigie previste, anche se hanno già ricevuto donazioni.
Il secondo intervento elimina l’azione di restituzione contro i terzi acquirenti. Chi ha esperienza sa quali difficoltà comportava in passato ricevere un immobile in donazione: difficoltà a ottenere mutui, rischio di azioni da parte di legittimari lesi. La riforma riduce drasticamente questi problemi, rendendo la donazione molto più utilizzabile nella pratica.

Cosa permette concretamente la donazione

L’atto di donazione consente di trasferire asset immobiliari o mobiliari in vita, sottraendoli al patrimonio successorio senza erodere le franchigie attuali, trasferire immobili mantenendo l’usufrutto, senza creare problemi all’erede in caso di ristrutturazione o vendita, anticipare il passaggio generazionale, responsabilizzando prima i figli e permettendo loro di realizzare progetti quando è ancora il momento giusto per farlo.

Il timore più comune

A questo punto qualcuno penserà: “Così però mi spossesso dei miei beni”. Non necessariamente. Nel caso degli immobili, mantenendo l’usufrutto il problema non si pone. Nel caso dei beni mobiliari, una donazione parziale può risolvere la questione senza lasciare il “re nudo”.

E se la donazione non convince?

Se la donazione non vi persuade, o se ritenete irrilevante l’eventuale tassazione futura per i vostri eredi, almeno prendete in considerazione un testamento. Disporre in anticipo dei trasferimenti post mortem significa esercitare la propria volontà e ridurre il rischio di conflitti. Perché, in fondo, vale sempre la stessa regola:

Se non hai un testamento, lo Stato ne ha già preparato uno per te… ma probabilmente non ti piacerà.

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